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Fondato a Como il 17 Novembre 1977, opera nel campo culturale.  
  
 

   
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Antonio Bianchetti

 

Antonio Bianchetti è nato a Forlì in un piovoso marzo del '57, ma è a Como da una vita. Ha compiuto studi d'Arte Applicata e lavorato nel campo del fumetto, delle grafica e della pubblicità. Anche se ora  ( per necessità ) è impiegato in una importante azienda alimentare, e viene a casa ogni sera con i capelli dritti (e tristi), perchè ogni giorno lotta contro dirigenti ipocriti, compagni servili, operai pettegoli e stanchi sindacalisti. Presto lo vedremo confezionato in uno yogurt nel tentativo di leggere i propri versi a milioni di fermenti lattici vivi  (invece che ai soliti quattro gatti).È socio del Gruppo Acàrya da molti anni e ora è l' attuale presidente (con molti problemi: è anarchico e odia i capi; la moglie se la tira e vuole essere chiamata "first lady"; gli amici vogliono continue raccomandazioni e  i nemici lo accusano di conflitto d' interessi).Ama le arti visive, le liriche americane e la musica rock che  definisce "la sua vita"  ( bisogna però chiedersi cosa ne pensa la moglie), e in questa prospettiva porta avanti un progetto, insieme ad altri amici, che vuole proporre la poesia a un livello multimediale: il Collettivo Artistico M.G.M. con cui ha pubblicato dei  libri: "Cinquanta milioni di Maryin Monroe non possono sbagliare"  (IKONA editrice)  e  "Asheton Road – una radio-suite" (Metallic (K)rhymes) e " Esilio di sicurezza "; e realizzato una lunga serie di performance tra cui la serie: "Tragedie metropolitane – musica, cinema e letteratura sui deliri del vissuto urbano" con serate a tema su: le auto, le abitazioni, la televisione, il telefono, il supermercato e la steet-art. Da segnalare anche la serata "Urla liquide / Bruciare acqua – dal diluvio ai deserti di un futuro dimenticato",  proposta al festival di Parolario del 2003.
Minaccia, soprattutto a se stesso, di pubblicare un libro tutto suo, mentre i fermenti lattici stanno morendo nell' attesa della sua ultima poesia.

 

SPIRITS HOTEL

Ombre soltanto ombre
giacciono
vicino a ogni rimbombo
sperando di essere udite

A volte si toccano
abbracciano il buio
s'inventano un gesto
una carezza
una certezza presto svanita
oltre la nullità
Scendono
a colmare una voragine
a ripercorrere tutti i piani
con la vaga possibilità
di essere viste sentite
ad aprire le porte
che tutti conoscevano da tempo
e che tutti rifiutavano
come se un varco
fosse un' identità una verità
mascherata da fantasma

È facile inventare
uno spavento una storia
dalle frasi enormi
e perverse
una stanza chiusa
un rumore
negli stretti corridoi
di una giornata

Troppo comodo
Qualcuno rimane
convinto
che esista un ritmo
dietro a ogni singolo grido
E dorme
con gli occhiali scuri
per non dimenticare la notte

o l' ultimo sogno
al risveglio
o l' incubo ricorrente
sperando
di passare tra i muri
senza sbattere il muso

Ombre soltanto ombre
crescono
vicino a ogni rimbombo
sperando di essere capite.

TERMINAL

…e invece devi partire
anche se nei posti vuoti
qualcuno è stato dimenticato

o si è nascosto dietro ai confini
che separano mondo e latrine
                        nonostante le attese

            …e invece devi iniziare
come se il giorno avesse
un’infinita serie di biglietti

da mostrare al tempo
e ai responsi di condanne
                        solamente obliterate

            …e invece devi carpire
la smorfia l’espressione
gli occhi truccati

dalle torture
che mummificano il vento
                        tra cobalto e screen-saver

e non guardare dove le parole
hanno significati vicini al mutamento
se ascoltate

nell’orgia di un megafono
o sull’orlo di un respiro recitato
                        prima dell’arrivo

Terminal…
                        …e invece devi partire

 


 
IN PRIMO PIANO
 

Un angolo solo per te.

Un angolo, per te che sei solo.

Per scrivere,
per leggere,
per pensare,
ma soprattutto per sognarmi.

Così ti accorgi di non
essere più solo
ed io sono con te.

Mariateresa Frigerio